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498 BEATI SPAGNOLI, MARTIRI VITTIME DELLA FEROCIA COMUNISTA: ANCORA UNA VOLTA I CENTRI SOCIALI PROVOCANO SCONTRI E DISORDINI

La guerra civile spagnola del 1936-39 fu, come tutte le guerre civili, una pagina molto tragica per la Spagna, ma il vincitore Francisco Franco ebbe il coraggio e l'intelligenza politica di riconoscere che anche i vinti erano caduti per una loro idea di patria, per esempio con il grande cimitero che accolse i caduti di entrambe le fazioni. Ma anche da noi, oggi, lo sdegno sarebbe unanime se qualcuno profanasse le tombe e la memoria di chi combatté dalla parte dei vinti, e quello che è accaduto il 28 Ottobre a Roma non ha nessuna giustificazione, né storica né politica né sociale né religiosa. Era il giorno della beatificazione di 498 martiri della guerra civile spagnola, nella stragrande maggioranza religiosi di vari ordini e grado, uomini e donne, molti giovanissimi, molti altri anziani. Già nel 1934, nella Spagna repubblicana e comunisteggiante, furono uccisi due religiosi, ma il grosso della carneficina avvenne nel primo anno della guerra per mano delle milizie di sinistra: frati, suore, preti, monache tirati fuori dai conventi, dalle parrocchie, dagli ospedali, a volte torturati, sempre uccisi a freddo, i cadaveri esposti al dileggio come le reliquie, le ostie, i crocefissi. Poco importava che diciotto avessero fra i 16 e i 19 anni, o che altri avessero trascorso l'intera esistenza in monastero a pregare, o nelle strade a aiutare i poveri. I militanti dei centri sociali che Domenica hanno manifestato davanti a una Chiesa contro la beatificazione, seguivano la stessa logica degli assassini dei 498 religiosi: «Chi ha ucciso, torturato e sfruttato non può essere beato», c'era scritto sul loro striscione, insieme al quale è stata esposta una riproduzione su un pannello di due metri per cinque della Guernica di Picasso e gettata della vernice rossa in strada. Con una sicurezza pari soltanto alla propria ignoranza, attribuivano alle vittime innocenti la responsabilità di colpe non loro. Manifestazione che ha scatenato una feroce rissa contro i fedeli presenti alla beatificazione, che è stata sedata solo dopo l’intervento delle forze dell’ordine

G8,bocciata commissione d'inchiesta

La proposta di legge per istituire una commissione di inchiesta sul G8 di Genova è stata bocciata in prima commissione della Camera. Con 22 voti contrari e 22 voti favorevoli la commissione non è riuscita ad affidare il mandato al relatore a riferire in aula. La Cdl, accorsa in massa a votare, ha salutato il risultato con un lungo applauso. Con l'opposizione hanno votato anche Idv e Udeur.

Nuova bufera nella maggioranza. Questa volta a non essere approvata alla Camera in sede di prima commissione, è stata la proposta di legge per istituire una commissione d'inchiesta sul G8 di Genova. La sinistra radicale insorge. "Un atto gravissimo, preferiscono insabbiare", dice Paolo Ferrero di Rc; secondo Paolo Cento deri Verdi, "dipietristi e mastelliani sono colpevoli di aver sabotato il programma dell'Unione". 

Il ministro Mastella ironizza e commenta: "La commissione? Nel programma non l'ho vista". Caustico Di Pietro dell'Idv: "Volevano indagare solo sulla polizia, una giustizia a metà. Noi vogliamo una commissione che indaghi sia sui manifestanti che sugli abusi delle forze dell'ordine".

Positive, come era lecito supporre, le reazioni della Cdl. Maurizio Gasparri di An: "E' stata cancellata una irresponsabile iniziativa della sinistra per mettere sotto processo in Parlamento le forze dll'ordine. An si è impegnata particolarmente contro questa sciagurata ipotesi che dimostra come la sinistra non abbia a cuore la sicurezza, ma la difesa dei centri sociali e di altri gruppi di violenti.

Nonostante i tentativi di fare imbrogli durante le votazioni in commissione, la sinistra è stata sconfitta. I violenti del G8 vanno ricercati tra i gruppi di estremisti, non tra chi indossa la divisa".

UNIVERSITA' DA RINNOVARE



A
nche se l’università è uno dei terminali
della situazione è comunque uno dei
luoghi più importanti deputati alla formazione
delle élite di domani, quindi è giusto
chiederle di rinnovarsi per farsi motore del
cambiamento.
Lo chiedono i giovani che hanno risposto al
sondaggio realizzato dallo Studio Sintesi per
"Il Giornale della Libertà", che in forte maggioranza
bocciano la qualità delle università
italiane e le considerano più a misura di professori
che non di studenti.
Sono gli stessi giovani che, in base a un precedente
sondaggio Ipsos , hanno chiesto ai politici italiani
di ricordarsi di loro quando parlano di progetti
di crescita per il Paese.
Un rinnovamento che deve attraversare anche
le nostre business school le quali – dice
Tiraboschi – "non sono attrezzate in metodi
formativi, nei contatti con le aziende, non insegnano
a dovere le lingue, non fanno abbastanza
progetti applicativi col mondo delle
imprese, hanno molta didattica autoreferenziale.
Abbiamo la regola del valore legale del titolo
di studio, per cui laurearsi in una buona università
o nella peggiore non cambia nulla in
un curriculum".
Tuttavia anche a loro, ai giovani, si deve chiedere
di più, come ci ricorda Antonio Martino
per il quale fin dagli anni universitari è bene
cercare il contatto col lavoro, oppure Edmondo
Berselli che li sollecita a rinunciare a
qualche comodità per prendersi seriamente
un posto nella vita.
È tuttavia un fatto che, imboccata la direzione
giusta, i giovani si trovano spesso ad aspirare
a ruoli di leadership dal basso di contratti
di lavoro incerti: "aspirare all’élite attraverso
il precariato? Perché no? – dice Tiraboschi –
Un dirigente è per definizione un lavoratore
precario a termine; la cultura del manager è
quella di chi sa accettare la sfida del rischio
dell’innovazione e non deve essere spaventato
da situazioni incerte".
 

DIAMO VOCE AGLI UNIVERSITARI

 Per dare voce ai giovani, sono nati i Circoli della Libertà Universitas, che raggruppano studenti universitari dei principali atenei italiani. «Anche le nuove generazioni devono poter dire come la pensano. Invece, purtroppo, oggi nessuno le prende in considerazione e il loro potere decisionale è praticamente nullo. Noi vogliamo raccogliere e dare risalto alle loro istanze, alle loro necessità, ai loro bisogni» spiega Michela Vittoria Brambilla, presidente nazionale dei Circoli della Libertà.
Gli universitari potranno quindi fondare un Circolo della Libertà Universitas nel loro ateneo, o associarsi a un Circolo già esistente.
Potranno così organizzare incontri e confrontarsi sui temi più sentiti: dalle lacune del nostro sistema universitario alle tasse sempre più elevate, dalla ricerca del lavoro alla fuga dei cervelli, alla difficoltà di trovare casa. Potranno poi anche studiare ed elaborare strategie di intervento, dalla raccolta di firme alla stesura di documenti da sottoporre alle diverse sedi istituzionali.
Per informazioni: chiamare il numero 340 0815931 o scrivere all’indirizzo e-mail jusperleliberta@hotmail.it
 
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